A un tratto, verso la tengenziale e l'ingorgo di viale Certosa, la colonna sonora si azzera. Non sento più le voci e i rumori nel pullman. Voglio andarmene, subito e non importa dove. E' una sindrome che conosco; gli ornitologi la chiamano "inquietudine migratoria". Succede quando gli uccelli sentono tutti insieme l'istinto di cambiare latitudine, e allora cominciano a fare rifornimento, pulire le penne remiganti, verificare gli alettoni, scaldare festosamente i motori. Nei cambi di stagione capita anche alle anatre da cortile, quando hanno un improvviso attacco di claustrofobia e vogliono andarsene, contro ogni logica, sapendo perfettamente di abbandonare un tetto sicuro. Il richiamo è forte. Via dalla pianura, via dai rettilinei. Ora le montagne si riaffacciano alla mente come le ho viste dall'aereo nel bianco oceano di luce: una flotta in movimento, pezzi di geologia affioranti dai fondali del tempo, relitti della deriva dei continenti. da La leggenda dei m...