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Visualizzazione dei post da 2009

Venezia - biennale

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la biennale d'ar te a Venezia

Venezia - trasloco

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improvviso attacco di claustrofobia

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A un tratto, verso la tengenziale e l'ingorgo di viale Certosa, la colonna sonora si azzera. Non sento più le voci e i rumori nel pullman. Voglio andarmene, subito e non importa dove. E' una sindrome che conosco; gli ornitologi la chiamano "inquietudine migratoria". Succede quando gli uccelli sentono tutti insieme l'istinto di cambiare latitudine, e allora cominciano a fare rifornimento, pulire le penne remiganti, verificare gli alettoni, scaldare festosamente i motori. Nei cambi di stagione capita anche alle anatre da cortile, quando hanno un improvviso attacco di claustrofobia e vogliono andarsene, contro ogni logica, sapendo perfettamente di abbandonare un tetto sicuro. Il richiamo è forte. Via dalla pianura, via dai rettilinei. Ora le montagne si riaffacciano alla mente come le ho viste dall'aereo nel bianco oceano di luce: una flotta in movimento, pezzi di geologia affioranti dai fondali del tempo, relitti della deriva dei continenti. da La leggenda dei m...

Caro Guccio...

E un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi che non sono più quei fantastici giorni all'asilo di giochi, di amici e se ti guardi attorno non scorgi le cose consuete, ma un vago e indistinto profilo... E un giorno cammini per strada e ad un tratto comprendi che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola, che il mondo là fuori t'aspetta e tu quasi ti arrendi capendo che a battito a battito è l'età che s'invola... E tuo padre ti sembra più vecchio e ogni giorno si fa più lontano, non racconta più favole e ormai non ti prende per mano, sembra che non capisca i tuoi sogni sempre tesi fra realtà e sperare e sospesi fra voglie alternate di andare e restare... di andare e restare... E un giorno ripensi alla casa e non è più la stessa in cui lento il tempo sciupavi quand'eri bambina, in cui ogni oggetto era un simbolo ed una promessa di cose incredibili e di caffellatte in cucina... E la stanza coi poster sul muro ed i dischi graffiati persi in mezzo ai tuoi...
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Ho sempre creduto che crescendo tutto sarebbe stato fantastico: la vita da sola, l’indipendenza, la maggiore consapevolezza di se, dei propri limiti e delle proprie capacità. Che andando avanti il mondo sarebbe parso più lineare e viverci dentro sarebbe risultato entusiasmante, perché abbiamo tutte le possibilità di perseguire i nostri sogni e coltivare le nostre inclinazioni. È tutto vero, ma non ho mai contemplato la possibilità che ci fosse un rovescio della medaglia faticoso e doloroso, che spesso arriva a coprire la gioia dell’altra parte; pensavo che comunque le passioni e le gioie riempissero la vita al punto da coprirci le spalle nei momenti difficili, invece no. Non bastano, non sono sufficienti, perché veniamo sommersi da cose più grandi di noi, come un matrimonio adultero tra due persone delle quali hai sempre invidiato il matrimonio, o la sofferenza interiore di una donna che all’apparenza è sempre sembrata più superficiale e che invece dentro se celava un grande tormento. ...
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CHE FARE? intanto mi gingillo con photoshop... sperando di trovare una qualche risposta

Pensieri da bicicletta

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Durante gli 8 km in bicicletta che separano via Tortona da casa mia ho avuto modo di pensare ad un sacco di cose, oltre ai impegnarmi ad non essere investita. Tra queste, due miei cari lettori vi vorrei proporre: La prima è che sono un po’ stufa di vedere il mondo dell’arte e della cultura trasformato in puro marketing, fa figo andare a vedere le mostre o partecipare agli eventi in strada di arte o di design ma si sta perdendo la natura e l’essenza di ciò che si va a vedere... stasera via Tortona appunto, era chiusa al traffico per fare in modo che tutte le gallerie ed i negozi di design e di mobili fossero accessibili facilmente ( N.d.A. in questi giorni si sta svolgendo a Milano il Salone del Mobile, a causa del quale la città è praticamente impraticabile) e non ci si poteva letteralmente muovere. La natura di storica dell’arte che è in me si domanda quanto veramente interessi a quella gente di vedere le novità artistiche in campo di architettura, e quanto sia invece un seguir...

Parigi - tre

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Terzo giorno nella fabuleux Paris, visto la fatica accumulata ieri oggi la mattinata è stata più cauta. Prima meta: il Louvres, solo da fuori, perchè la visita ufficiale sarà venerdì sera quando è gratis oppure domani a pranzo senza Maria.  C'era un sole favoloso, quindi le piramidi di vetro e l'acqua facevano giochi di luce molto suggestivi! Presa la direzione delle isole abbiamo percorso parte di Rue di Rivoli guardando di scorcio il Centre Pompidou, visitando Notre Dame e girellando per i quartiere. Pranzando a base di falafel e hummus nella parte ebraica del Marais e gettando occhiatine nelle gallerie d'arte del quartiere, la vera prima tappa è stata il museo di Picasso (molto bello, non solo per i quadri, ma anche per il palazzo e per il fatto che sono esposti molti degli oggetti d'arte appartenuti e di grande ispirazione per il pittore, per esempio alcuni quadri di amici: Braque e Cezanne in primis). Sosta riposante a place de Vosges e sguardo languido all' Op...

Parigi - due

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La mattina l'abbiamo dedicata all'esplorazione del quartiere latino, il Pantheon, la chiesa di St Etienne du Mont e i vari edifici della Sorbonne. Molto diversa questa parte di Parigi da quella del mio arrivo, Monmartre, secondo me molto più chic e viva in modo diverso; abbiamo pure girellato per un mercato alimentare il place de Monge, e nonostante fossero le 10 e mezzo di mattina avrei mangiato la maggior parte delle cose che offrivano: formaggini di ogni tipo, salumi e salamini, e pani con ogni spezia dentro e fuori. Maria poi è andata a lezione, l'idea era quella di ritrovarsi per mangiare e nell'attesa sarei andata in esplorazione della mostra al Musee  du Luxemburg che esponeva una raccolta privata: da Mirò a Warhol. Il costo superava di troppo il budget presvisto, e ho desisistito ripiegando sul museo delle arti medioevali che mi aveva detto Maria essere molto bello. Per arrivarci ho gironzolato un po' per i Boulevard intorno a Saint Germain, pieni di negozi,...

Parigi #3

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Terzo giorno nella fabuleux Paris, visto la fatica accumulata ieri oggi la mattinata è stata più cauta. Prima meta: il Louvres, solo da fuori, perchè la visita ufficiale sarà venerdì sera quando è gratis oppure domani a pranzo senza Maria. C'era un sole favoloso, quindi le piramidi di vetro e l'acqua facevano giochi di luce molto suggestivi! Presa la direzione delle isole abbiamo percorso parte di Rue di Rivoli guardando di scorcio il Centre Pompidou, visitando Notre Dame e girellando per i quartiere. Pranzando a base di falafel e hummus nella parte ebraica del Marais e gettando occhiatine nelle gallerie d'arte del quartiere, la vera prima tappa è stata il museo di Picasso (molto bello, non solo per i quadri, ma anche per il palazzo e per il fatto che sono esposti molti degli oggetti d'arte appartenuti e di grande ispirazione per il pittore, per esempio alcuni quadri di amici: Braque e Cezanne in primis). Sosta riposante a place de Vosges e sguardo languido ...

Parigi #2

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La mattina l'abbiamo dedicata all'esplorazione del quartiere latino, il Pantheon, la chiesa di St Etienne du Mont e i vari edifici della Sorbonne. Molto diversa questa parte di Parigi da quella del mio arrivo, Monmartre, secondo me molto più chic e viva in modo diverso; abbiamo pure girellato per un mercato alimentare il place de Monge, e nonostante fossero le 10 e mezzo di mattina avrei mangiato la maggior parte delle cose che offrivano: formaggini di ogni tipo, salumi e salamini, e pani con ogni spezia dentro e fuori. Maria poi è andata a lezione, l'idea era quella di ritrovarsi per mangiare e nell'attesa sarei andata in esplorazione della mostra al Musee du Luxemburg che esponeva una raccolta privata: da Mirò a Warhol. Il costo superava di troppo il budget presvisto, e ho desisistito ripiegando sul museo delle arti medioevali che mi aveva detto Maria essere molto bello. Per arrivarci ho gironzolato un po' per i Boulevard intorno a Saint Germain, pieni di ...

Parigi #1

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Sono reduce da una favolosa cenetta a base di formaggi fransciosi e vino a casa della mia illustre amichetta, quindi sono pure una po' brilla. Stamani sveglia, shuttle, e aereoporto. Comprati giornali e beni di prima necessità (acqua), quindi fila alla polizia per il controllo e una volta passata la sicurezza mi viene chiesta la boarding card che ovviamente non avevo, visto che il check in lo avevo fatto su internet la mattina stessa! Quindi mi rimandano all'entrata, fatto di nuovo il chek in ritorno dalla polis... che staolta si accorge che avevo il coltellino svizzero nella borsa... occhi dolci e lucciconi convinco il rude polizziotto che proprio non posso buttare via il mio adorato coltellino svizzero, esco di nuovo dall'area controllo per affidare il mio amico svizzero all'edicola dell'aereoporto... come si fa con un bambino, mi sdò in ringraziamenti per la gentilezza degli ospitanti e per il prezioso aiuto che mi stanno donando. Mentre esco dall'edicola il...

Parigi - uno

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Sono reduce da una favolosa cenetta a base di formaggi fransciosi e vino a casa della mia illustre amichetta, quindi sono pure una po' brilla. Stamani sveglia, shuttle, e aereoporto. Comprati giornali e beni di prima necessità (acqua), quindi fila alla polizia per il controllo e una volta passata la sicurezza mi viene chiesta la boarding card che ovviamente non avevo, visto che il check in lo avevo fatto su internet la mattina stessa! Quindi mi rimandano all'entrata, fatto di nuovo il chek in ritorno dalla polis... che staolta si accorge che avevo il coltellino svizzero nella borsa... occhi dolci e lucciconi convinco il rude polizziotto che proprio non posso buttare via il mio adorato coltellino svizzero, esco di nuovo dall'area controllo per affidare il mio amico svizzero all'edicola dell'aereoporto... come si fa con un bambino, mi sdò in ringraziamenti per la gentilezza degli ospitanti e per il prezioso aiuto che mi stanno donando. Mentre esco dall'edicola il ...

Sguardi di donne

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Dopo più di dieci giorni dall’aver visto il film 4 mesi, 3 settimane 2 giorni, mi è tornata alla mente l’ultima scena del film: Gabjta che si gira e per pochi secondi fissa la telecamera. È uno sguardo pieno fino al’inverosimile, denso di un sentimento indecifrabile; non ho realmente idea di quale sia il pensiero della ragazza, ma c’è sicuramente molto di più oltre alla consapevolezza dell’essere incinta. Tornando a casa mi arrovellavo il cervello cercando di capire il perché di quello sguardo fisso, denso, e quale sia il messaggio che il regista voleva passare allo spettatore. Non c’è una presa di posizione riguardo l’aborto, ne a favore ne contro, non ci sono accuse di tipo politico o religioso, quale è il pensiero profondo che trabocca dagli occhi di Gabjta e io non riesco ad interpretare? È un po’ lo stesso sguardo che ha la Giuditta di Botticelli: porta in se la consapevolezza dell'autocoscienza, dimostra al mondo di aver compreso la natura dell’uomo e la complessità del mondo...

La giusta distanza

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Torno ora a casa dopo aver visto La giusta distanza di Carlo Mazzacurati: quella che sto per scrivere non sarà una critica obbiettiva e ponderata, ma frutto delle emozioni ancora in movimento. E' un film italiano, molto italiano: è italiana la pianura e la nebbia del Polesine dove è ambientata la storia, sono italiani i personaggi, i dialoghi, i sentimenti, gli odori e i colori e forse è questa una delle cose che mi è piaciuta, il sentirmi chiamata dentro. La storia di per se non dice molto, il paese e la nuova arrivata, la maestrina, un intreccio amoroso e una morte; ma non è questo il punto, non è la storia che ci coinvolge perché è come se l'avessimo già vissuta anche noi, agli avvenimenti è come se fossimo stati presenti anche noi quindi è inutile dargli peso. Sono degni invece i sentimenti, vedere il mondo da un'altra prospettiva, calarsi per una volta nei panni dell'altro, scavando per cercare la vera Verità; il protagonista è quella che cerca, La Verità, scomoda...

Polemica? No, soluzioni!

Senza dubbio suscitano imbarazzo le parole del Premier, una onnipresente superficialità per un problema reale che c’è sempre stato da che l’uomo è tale. Non per questo però bisogna fare battute o prendere gli eventi come “una cosa che può sempre capitare”: non è così che deve reagire chi guida una nazione, non può stare fermo davanti ad una difficoltà, perché il problema persisterà sempre e sarebbe giusto almeno provare a debellarlo. E poi la polemica, continua, persistente, dell’opposizione, basta! Non se ne può più di leggere che ad ogni affermazione c’è subito la polemica, non si può sopportare che persone che guidano i partiti si limitino a obiettare a ciò che dicono gli avversari! Cerchiamo di sviluppare soluzioni intelligenti invece di polemizzare, occupiamo i grandi cervelli di ministri e affini per ovviare ai problemi!

suonare ti tocca, per tutta la vita

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In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità, a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa. Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore, e allora perché coltivarla ancora, come pensarla migliore. Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato. Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato, per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco. E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca, per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare. Finì con i campi alle ortiche, finì con un flauto spezzato e un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto.

perchè Divertimento = morte?

Non so proprio come reagire quando mi piovono addosso notizie del genere: l'incidente in via Pistoiese dove sono morti 3 ragazzi fiorentini che stavano andando al Viper a ballare la sera della befana. Il tasso alcolico nel sangue del guidatore era 0.6, più del consentito ma quasi normale dopo una cena con gli amici... e poi la macchina si è schiantata sul cordolo della rotonda messa a posta perchè la gente su quella strada rallentasse. Non so più se credere a chi dice che la mia è una generazione di ragazzi senza controllo, senza freni, senza limiti, io non mi sento così: so benissimo quali sono le conseguenze se bevo troppo o se mi faccio una canna, e dubito che il ragazzo che si è schiantato non lo sapesse. Allora che cosa succede? Siamo bombardati da articoli sui giornali, incontri formativi e lezioni in classe fin dalle medie su quali possono essere gli effetti dell'assunzione di certe sostanze e perchè continuiamo a morire come se niente fosse? Dove sta il problema tra cap...