
Ho sempre creduto che crescendo tutto sarebbe stato fantastico: la vita da sola, l’indipendenza, la maggiore consapevolezza di se, dei propri limiti e delle proprie capacità. Che andando avanti il mondo sarebbe parso più lineare e viverci dentro sarebbe risultato entusiasmante, perché abbiamo tutte le possibilità di perseguire i nostri sogni e coltivare le nostre inclinazioni.
È tutto vero, ma non ho mai contemplato la possibilità che ci fosse un rovescio della medaglia faticoso e doloroso, che spesso arriva a coprire la gioia dell’altra parte; pensavo che comunque le passioni e le gioie riempissero la vita al punto da coprirci le spalle nei momenti difficili, invece no. Non bastano, non sono sufficienti, perché veniamo sommersi da cose più grandi di noi, come un matrimonio adultero tra due persone delle quali hai sempre invidiato il matrimonio, o la sofferenza interiore di una donna che all’apparenza è sempre sembrata più superficiale e che invece dentro se celava un grande tormento. E la morte. La Fallaci dice “Io odio la Morte. L'aborro più della sofferenza, più della perfidia, della cretineria, di tutto ciò che rovina il miracolo e la gioia d'essere nati. Mi ripugna guardarla, toccarla, annusarla, e non la capisco. Voglio dire: non so rassegnarmi alla sua inevitabilità, la sua legittimità, la sua logica. Non so arrendermi al fatto che per vivere si debba morire, che vivere e morire siano due aspetti della medesima realtà, l’uno necessario all’altro. Non so piegarmi all'idea che la Vita sia un viaggio verso la Morte e nascere una condanna a morte. Eppure l'accetto”, io soffro per la sue irreversibilità (probabilmente non sono capace in generale di accettare l’irreversibilità di una cosa), perché sembra che solo dopo che alcune persone sono morte se ne possano conoscere le reali caratteristiche. Forse è solo perché verso chi è morto si è più indulgenti e si pensa non valga la pena provare altro sentimento che un blando affetto di ricordo.
Pensavo sarei stata più capace di prendere in mano la mia vita, invece miri trovo ad essere nel corpo di una ventunenne insicura e con mille dubbi, sempre incerta sul se lanciarsi, che rimugina sempre su quale sia la mossa migliore per me, per gli altri e per il mondo.
Ogni tanto vorrei essere un po’ più superficiale e meno empatica per non soffrire di ciò che mi succede intorno, per non agire sempre pensando a tutte le conseguenza che le mie azioni comportano alla vita degli altri, per avere nel cuore un po’ più di leggerezza.
Poco più di un mese e mezzo fa ho scritto la lettera della Partenza, e sembra essere un’altra benni quella che siede davanti alla tastiera, vorrei avere la sicurezza e la decisione che ho nel mondo scout anche in quello reale.
Staremo a vedere come va quest’anno di pieno possesso della mia vita.
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