È solo una leggera febbre

HIV, sieropositivo: un’identità decisa dal corpo, la posso riconoscere e accettare, negare o dimenticare, ma lei resta com’è, tale e quale. È paziente anche lei, mi aspetta. Ho l’HIV, sono sieropositivo: cosa significa? Ti faccio paura? Ti faccio schifo? Non è importante, non mi interessa. Sono stato arruolato a mia insaputa nell’esercito degli impuri, degli appestati, dei portatori di un male speciale. Marchio, stigma, vergogna? (…) Il virus dell’HIV appartiene al mondo, soprattutto. Riguarda più voi, che me. È il risultato di una sovrapposizione di sguardi, strato su strato. Ha una storia e una tradizione che io conosco solo a tratti, che mi stanno alle spalle. Destini, numeri, casi clinici e mediatici, organizzazioni che mi precedono, vicende di cui, per quanto legga e mi informi, so sempre pochissimo. (…) Se oggi lo stigma non mi imbriglia poi molto, forse è proprio perché sono cresciuto in quel posto. Rozzano il veleno e l’antidoto. Davanti al pregiudizio reagire alzando la posta: meglio tacere? Lo sapranno anche i muri. I panni sporchi si lavano dove ti pesa meno farlo.

È passato qualche giorno dal #WorldAIDSDay, ma poco importa. Importa farsi qualche domanda ogni giorno al di fuori di quelli deputati per capire qual è la situazione dei sieropositivi nel 2020, qual è la realtà oggi, importa ammettere che l’immaginario collettivo del malato è fermo agli anni '90, che tramite un bacio la malattia non si trasmette e che la diffusione continua inesorabilmente (basta guardare i dati appena pubblicati). Nella mia quotidianità superficiale (e consapevolmente molto dorata) ci penso poco, ma leggendo Febbre di
Jonathan Bazzi
, la distanza ideale tra me e la malattia si è come azzerata: Bazzi ha portato l’aids nella mia Milano, in un quartiere limitrofo al mio, in un ragazzo della mia età. Senza moralismi né pietismi, un giorno comincia una febbre che non passa. Io credo che di libri come Febbre ce ne sia un gran bisogno: con Bazzi si scende in un abisso di paura di ciò che è incomprensibile e inafferrabile, e dal quale piano piano si risale, con consapevolezza e necessità di prendere una posizione, soprattutto verso un intorno che ignora.

È un libro da leggere, da regalare, da regalarsi.



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