A proposito del regalare libri e di quello di Alì Ehsani
Benché considerato uno di quei regali salvavita, che valgono sempre in ogni occasione, il libro è un dono, a mio avviso, molto delicato e personale. Ho visto regalare libri pazzeschi senza consapevolezza della portata delle pagine contenute. Credo che se non accompagnato da una dedica motivante, chi riceve il libro possa fraintendere il messaggio: ho ricevuto libri in regalo per i quali mi sono sentita nell’ordine una superficiale, una bigotta, una sfigata o altresì mi è sembrato di ricevere dichiarazioni d'amore o di affetto impensate (e fuori luogo). In molti casi il sentimento è dettato dall'ipersensibilità del ricevente e per i più un libro è solo un libro, ma per me no: è regalare una parte di sé, un qualcosa di molto personale… attenzione quindi a cosa (mi) regalate!
Questa volta non è stato così: Stanotte guardiamo le stelle è arrivato per Natale, iper raccomandato dalla persona che me l’ha regalato. Ammetto però di averlo snobbato: complice il periodo natalizio, la serie di libri da leggere in coda e la copertina non particolarmente seducente, il volume è rimasto a lungo sulla libreria dell'ingresso. Tre weekend di fila a Milano, ed ecco che gli ho dato una possibilità: sbam. Ehsan ti cattura con delicatezza, potenza e dolore, la sua grande forza sta nella totale assenza di pietismo o accusa nei confronti del mondo che lo circonda.
Alì Eshan è un bambino di dieci anni che è costretto a lasciare la sua casa e i suoi genitori, che d'un tratto non ci sono più, per intraprendere il viaggio che da Kabul lo porterà a Roma. Cinque anni nei quali da bambino diventa uomo, prende coscienza di quella che è la realtà delle cose e vive contemporaneamente esperienze di bambino e di profugo, alternando lo stupore dell'infanzia allo scontro con la realtà nella quale è immerso (che non è quella di tutti).
Questa volta non è stato così: Stanotte guardiamo le stelle è arrivato per Natale, iper raccomandato dalla persona che me l’ha regalato. Ammetto però di averlo snobbato: complice il periodo natalizio, la serie di libri da leggere in coda e la copertina non particolarmente seducente, il volume è rimasto a lungo sulla libreria dell'ingresso. Tre weekend di fila a Milano, ed ecco che gli ho dato una possibilità: sbam. Ehsan ti cattura con delicatezza, potenza e dolore, la sua grande forza sta nella totale assenza di pietismo o accusa nei confronti del mondo che lo circonda.
Alì Eshan è un bambino di dieci anni che è costretto a lasciare la sua casa e i suoi genitori, che d'un tratto non ci sono più, per intraprendere il viaggio che da Kabul lo porterà a Roma. Cinque anni nei quali da bambino diventa uomo, prende coscienza di quella che è la realtà delle cose e vive contemporaneamente esperienze di bambino e di profugo, alternando lo stupore dell'infanzia allo scontro con la realtà nella quale è immerso (che non è quella di tutti).
Due sono i motivi per i quali questo libro è bellissimo: il rapporto con il fratello, portatore di speranza e memoria, elemento cardine dell'esistenza di Alì e destinatario dell'intero volume. C'è un amore incondizionato che lega due fratelli, nella gioia e nel dolore, e qui questo amore traspare limpido. Il secondo è il mostrare al lettore cosa significhi essere solo e, nonostante questo, andare avanti e non mollare.
Compratelo, leggetelo, regalatelo: c'è bisogno che il potere benefico della storia e della vita di Ali giri il più possibile, per vedere e sentire come si sta dall' "altra parte".

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