Giorno 02 - il giorno più lungo

NY, 18 maggio. Ore 18.


Aspettato che il padrone di svegliasse, in realtà alle 8 ho cominciato a chiudere il divano letto e a vestirmi e gioco forza lui si è alzato. Colazione con cappuccino e biscotti e via fuori da sola!! Metro fino a downtown per il battello che gira intorno ad Ellis Island e alla Statua della libertà, ma una volta comprato il bigliettone mi sono accorta che c’era un’ora di coda da fare ed essendo il primo giorno ero troppo piena di entusiasmo e voglia di vedere la città che ho posticipato coda e battello per girellare. Trinity church (con vetrate pazzesche), St paul (una chiesa curiosa, neoclassica ma probabilmente appena restaurata, piena di altari commemorativi delle vittime dell’11 settembre) con dentro un coro a cappella di giovani ragazzi. È stato bellissimo fermarsi a riposare con questi ragazzotti che cantavano con una grinta ed un entusiasmo travolgenti.
Il memoriale dell’11 settembre è tuttora in costruzione, ma dopo una serie di controlli e metal detector si accede facilmente (se porti in borsa un coltellino svizzero la cosa si complica un pochino, ma te la cavi facilmente con un ticket che riconsegni all’uscita… ve lo dico per informazione mica perché sono stata fermata col mio pocket knife, sia chiaro!). Ad oggi  nel grande spazio ci sono le due fontane, due “pool” molto profonde sui di cui bordi sono incisi i nomi delle vittime, e sono situate esattamente al posto delle torri. In più c’è il museo, non ancora aperto, e l’albero della memoria, il tutto circondato da, mi pare, 6 grattacieli. Arad è l’architetto israelo-americano che ha vinto il concorso e fatto il progetto, coerente quest’ultimo con il masterplan fatto da Libeskind (vi ricordate le torri luminose?). Sono abituata a vedere memoriali in Italia risalenti a parecchi anni fa, mai a qualcosa di recente e visitare un luogo così fresco di dolore colpisce molto, soprattutto se mentre tu rimani stupito dalla bellezza del memoriale qualcuno accanto a te piange.






E poi wall street, New York Stock Exchange (NYSE), un sorriso al charging bull e un giro nel museo degli indiani d’america (lo so che sembro matta ad entrare in ogni museo possibile e immaginabile, ma a me espositori e bacheche mi piacciono proprio tanto!). Un pezzo in metro, Madison park e Madison avenue per risalire verso uptown: alle 18.30 dovevo essere in una traversa di Broadway per il musical.
Un Jesus Christ Superstar tra il metal (per i costumi) e rock (per gli arrangiamenti musicali), ma con una fighissima struttura fissa intorno alla quale si agitavano i cantanti. Il trash americano sorprende sempre, e forse a Broadway la cosa è ancora accresciuta ma quando prima della crocifissione Gesù è stato elevato con una scala mobile e messo su una croce al neon lampeggiante ho avuto un momentaneo tracollo. Per concludere la serata passeggiata a Times Square (!!) e cena alla taverna di Harlem con un super hamburgherone. Si è fatta una certa (mezzanotte!) e sono andata a dormire felice, non solo per la lunghissima e densissima giornata (e per il fatto di non essermi persa) ma soprattutto perché ho vinto il fuso!

p.s. ancora aspetto i suggerimenti sui posti-assolutamente-da-non-mancare! Pigroni, scrivete! Oltretutto qualche commentino da chi passa da qui sarebbe gradito…

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