BsAi - Cene latine e narcotraffico

Ieri era l'ultima cena in casa con Mariangeles, a ragazza spagnola che viveva nell'altra stanza in affitto della casa, per questo con Elena abbiamo organizzato una cena di saluto invitando pure la sua amica messicana. E' stata davvero una cena interessante, sia dal punto di vista alimentare (aperitivo italiano, primo argentino e dolce della Mursia Spagnola, una bomba di caffè burro e biscotti) che soprattutto culturale. Karla, l'amica di Mariangeles, è figlia di un comandante della marina messicana e per questo hanno girato molto vivendo in diverse città del Messico oltre che in Colombia. Dopo cibo, razze di cani e differenze tra le diverse parole nello spagnolo spagnolo, messicano e argentino siamo finiti a parlare del narcotraffico, tema che in Messico, come in Colombia è all'ordine del giorno. Tre sono le cose che mi hanno colpita nelle sue parole: la prima è la sua strenua difesa verso la bellezza e la cultura della sua terra in contrapposizione a ciò che passa all'esterno. L'idea che all'estero abbiamo del Messico è quella che arriva per la maggior parte dagli USA, strettamente legata alla droga, all'insicurezza e alla violenza; chiaramente superficiale ma che è molto più facile da passare attraverso i media e che rime ben impressa. Un insofferenza molto forte per gli Stati Uniti, che dove arrivano trasformano e colonizzano ciò che c'era di bello (queste le sue esatte parole). E per terzo una sorta di tacita convivenza e accettazione passiva della presenza della droga, della lotta tra bande per il controllo del traffico e dei morti che mietono, sentimenti che visti e raccontati da una ventenne lasciano (almeno me) senza parole. Che non è rassegnazione, è accettazione, che è ben diverso e ben più brutto. E se con Elena provavamo a ribattere che comunque non è giusto che ci siano tutti questi morti e che sarebbe davvero necessaria un'azione più forte da parte dello Stato, lei rispondeva che si trattava di morti giuste.

Tutto questo non solo mi ha lasciato con l'amaro in bocca, ma ha anche fatto sì che la notte la mia testa continuasse a rimuginare su tutto questo catapultandomi al fianco di un giovane e aitante paladino della giustizia ricercato dai malavitosi con il quale stavo nascosta sul ballatoio in legno di una strepitosa biblioteca di un castello. Nella fuga dal castello quando irrompevano i cattivi io mi fingevo cacciatrice di taglie e offrivo suggerimenti falsi ai malavitosi. Se non altro la mia testa ha chiare le priorità!

Commenti

Post popolari in questo blog

BsAi - T'amo tamburo!

Parigi - tre

primo mese da milanese